18/04/2014

Inaugurata sabato 5 aprile alle ore 17,00 la mostra IL PANE SPEZZATO in S. Zenone all’Arco a Brescia

Inaugurata sabato 5 aprile alle ore 17,00 la mostra IL PANE SPEZZATO  in S. Zenone all’Arco a Brescia.

A cura dell’Associazione per l’arte Le Stelle e Associazione Arte e Cultura Piccola Galleria U.C.A.I. – Brescia.

IL PANE SPEZZATO

bruno lucchi

Brescia – San Zenone all’Arco

sabato 5 aprile 2014 – domenica 27 aprile 2014

orari: 16 – 19 (da mercoledì a domenica)

Catalogo in galleria – Ingresso gratuito

Progetto mostra a cura di Fausto Moreschi e Carmela Perucchetti

Il pane spezzato

« Ave Verum Corpus natum de Maria Virgine
Vere passum, immolatum in cruce pro homine,
Cujus latus perforatum unda fluxit et sanguine,
Esto nobis praegustatum in mortis examine.
O Jesu dulcis, O Jesu pie, O Jesu, fili Mariae,
Miserere mei. »

 

 

Il tema eucaristico è il fulcro che sostiene Il pane spezzato, l’importante progetto iconografico condiviso con l’Associazione per l’arte Le Stelle cui Bruno Lucchi ha lavorato intensamente negli ultimi due anni, costruendo un percorso che recupera la tradizione antica delle cappelle del Santissimo Sacramento, dove i temi della Deposizione, dell’Ultima Cena, di Emmaus sono basilari per ribadire la reale presenza del Corpo di Cristo nell’Eucaristia. Dal Cenacolo, simbolicamente presente nella forma di pane e nelle formelle Pie Pellicane, Chiodi e spine, Se il grano non muore, procedono Via Crucis, Deposizione e  Risurrezione, fino al Pane spezzato di Emmaus come presenza viva universale.

Percorso scultoreo arcaico e contemporaneo in cui l’artista si fa strumento di una comunicazione di pensiero oggettiva, nella percezione di valori universali che chiedono di essere resi visibili e condivisi.

Un ritorno sul tema sacro dopo Sulla tua parola, realizzata nel 2011 in occasione della dodicesima settimana montiniana  in Sant’Andrea a Concesio e San Zenone all’Arco a Brescia, che proseguirà nei prossimi mesi in Germania, da maggio a settembre, nel Museo Diocesano di Passau con  Glaube im Dialog  (Fede in dialogo).

L’attenzione al sacro procede dunque in parallelo con la più nota produzione scultorea dell’artista trentino, dalle grandi committenze pubbliche alle installazioni all’aperto, agli importanti pannelli decorativi a mosaico, caratterizzata da una costante ricerca sulla figura in equilibrato rapporto con lo spazio, nell’eleganza di forme idealizzate e simboliche.

L’attitudine ad interpretare e reinventare miti ancestrali  per dare forma all’invisibile essenza delle cose, presente nella produzione plastica e scultorea di Bruno Lucchi, ha recentemente aperto un varco verso la ricerca di possibili nuovi linguaggi espressivi per i temi della spiritualità cristiana. Operazione questa estremamente delicata, che obbedisce all’esigenza di riappropriarsi di significati profondi della tradizione per tradurli visivamente secondo modalità attuali.

A tale prova lo scultore si accosta con umiltà e discrezione, con il coraggio di cercare, nella pulizia delle forme e nell’efficacia antica dei simboli, una immediata leggibilità, che ricuce il filo con l’antica iconografia valorizzando in essa i segni, o meglio il segno del nostro tempo con la sensibilità di una fede capace di rinnovarsi.

Accompagnata dai Guardiani del silenzio nasce così la Via Crucis opera esposta per la prima volta nel 2013 con il Crocifisso nella chiesa di San Fermo a Verona e riproposta in catalogo sul suggestivo sfondo delle mura di san Zenone.

Immediatamente percepibile il richiamo alla tradizione medievale, nell’impatto formale dato dal colore naturale della terracotta e dalla essenzialità delle composizioni narrative, e al tempo stesso  alla contemporaneità con la forza espressiva della croce, mai in rilievo, sempre scavata a segnare drammaticamente un cammino, dei simboli (i chiodi e il flagello, la corona di spine, il velo della Veronica) materialmente impressi nella terracotta. Figurazioni di serrata sintesi grafica esaltate dalla lavorazione a texture dello sfondo, tramite impressioni di motivi floreali, e dal calibrato uso del bianco che illumina per contrasto le scene.

Dominante sulla navata il Crocifisso in terracotta e mosaici, omaggio-citazione al capolavoro di Cimabue devastato dall’alluvione di Firenze nel 1966, anch’esso nel segno del dialogo tra l’antico, nella voluta ripresa formale e compositiva della tavola sagomata in legno e della figura del Cristo,  e l’oggi, nella lavorazione della superficie di fondo in mosaico alternato a stampi floreali e a caratteri tipografici evocativi di silenzi e parole pesanti di dolore (“Tutto è compiuto”).

Culmine visivo, dopo i numerosi studi di Pietà esposti,  testimonianza dell’instancabile lavoro dell’artista sulla forma e sulla possibilità attraverso questa di entrare nel mistero del dolore della Madre nell’abbraccio estremo con il Figlio seguendo una ricerca dipanata in continue variazioni, sono i tre monumentali gruppi ispirati alla antica sequenza dello Stabat Mater: Mater unigeniti, unità inscindibile tra i due corpi, Lacrimosa, pianto sul corpo senza vita, dolentem cum filio, dolore che chiede al cielo una risposta.

A 750 anni di distanza dalla promulgazione della solennità del Corpus Domini (1264), la mostra Il pane spezzato assume oggi un valore aggiunto, oltre il percorso puramente visivo, inserendosi armoniosamente con una peculiare qualità sacrale nell’antico, evocativo spazio di San Zenone all’Arco, e portando il visitatore ad un coinvolgente confronto sui valori dello spirito.