03/02/2012

Articolo di Fiorenzo Degasperi

Gea, amalgama di Terra
Trentino- 19 gennaio 2012 — pagina 36 sezione: SpettacoloCultura e Spettacoli

Gea, detta anche Gaia, è la Terra, elemento primordiale, nata seconda, dopo Caos. La sua superficie è formata di rughe, increspature, precipizi e picchi vertiginosi, i quali raccontano, per chi sa ascoltare e leggere, le vicende terrene e celesti che si stratificano era dopo era, secolo dopo secolo, secondo dopo secondo. All’interno delle pieghe nascono le storie e le leggende, i miti e le cronache.

Bisogna appoggiare l’orecchio alla terra per sentirne le melodie, bisogna far scorrere le dita nel fango per sentirne l’umidità. O infilare una mano in una tana di marmotta per carpirne il calore.

Ci sono ancora qualche aedo che sa mettere in poesia queste sensazioni. Come c’è ancora qualche artista che sa coglierne le peculiarità e cantarne le lodi. Uno di questi è Bruno Lucchi, da sempre capace amalgamatore di terre, di crete, di fuoco e di aria. Le sue sculture, le sue donne, le sue tante Gea, i suoi Androgini, della terra ne cantano i sapori prima ancora di affidare alla fantasia le idee e i racconti.

Anche sulle sculture dell’artista bisogna far scorrere le mani, assaporarne ogni piega, ogni precipizio e ogni altura. Le forme di questi personaggi nati dal forno/cucina/utero di fuoco sono quelle orgogliose di un vecchio che non ha tempo e per questo è sempre giovane. Forme e posture classiche, di chi medita e di chi osserva, di chi capisce e di chi parla sapendo quello che dice. Anche quando si tratta di porcellane, delle figure che oltrepassano la materialità per diventare aria, luce, candida pelle che si confonde con la spuma dell’acqua cristallina di una Pafo che ha dato i natali a Venere, il ritmo e la sapienza manipolatoria ne emerge come un soffio vitale.

Magari Bruno Lucchi non se ne accorge ma quando lavora non fa altro che esaminare la natura e la qualità delle cose, evidenzia i colori e i ritmi del mondo, scopre e svela delicatamente i segreti dei quattro elementi: dell’acqua, del fuoco, dell’aria e della terra. lui è come i vecchi centenari dall’aspetto di cinquantenni di Isfahan, che traevano oli dai metalli e che scioglievano le gemme con l’aiuto del fuoco e dei decotti d’erbe del deserto.

Questi personaggi, questi artisti, non spingono o non s’inchinano per piazzare una striminzita opera nei grandi magazzini delle svendite dell’arte e dell’etica. Operano nei loro laboratori-atanor e le forme prendono vita e s’incamminano per le terre del mondo e si fermano lì dove trovano la loro giusta collocazione, l’amore per la vita e il senso del proprio esistere. Si chiamano affinità elettive. Così Bruno Lucchi, un habituè delle assolate e odorose terre provenzali e della Costa Azzurra, ha portato le sue opere al Centre Culturel Le Bon Accueil, a Roquefort-les-Pins. La mostra, dal titolo significativo de “Gardien des Réves” (Custode dei Sogni), organizzata dalla fondazione Sicari-Iperti in collaborazione con il comune, è aperta fino al 4 febbraio 2012.

L’esposizione alla Mediatheque è stata ripartita in due grandi sale con due tematiche specifiche, i grandi bronzi dell’esordio, e la nuova collezione di reminescenze, con i paesaggi e i personaggi della memoria. Le sculture, i paesaggi in terracotta e acciaio temprato dal tempo anticipano le suggestioni delle nuove proposte a cui l’autore sta lavorando.

- Fiorenzo Degasperi

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