04/04/2014

PERLE “giocose armonie” – 7 dicembre 2013 – 7 febbraio 2014 – Clusone

PERLE “ giocose armonie”

7 dicembre 2013- 7 febbraio 2014

 

 Inaugurata, con la presenza dell’artista,  sabato 7 dicembre dalle ore 18,

  la mostra dedicata alle donne Perle, le generose figure femminili,

  disegni, acquarelli,  bronzi, terrecotte, e porcellane.

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      FRANCA PEZZOLI arte contemporanea

          Via Mazzini, 39 Clusone Bg

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La stagione felice

Sono la rappresentazione di una stagione felice, custodiscono e comunicano  l’energia creatrice della  Terra Madre, hanno le sembianze di una femminilità rassicurante perché avvolgente, morbida, rigogliosa; sono figure nelle quali l’artista si misura con le masse, con il piacere della plasticità non più contenuta, ma volutamente arricchita di nuovi rimandi visivi.

Un intreccio di volumi raccontanti attraverso la dominanza di  linee curve, volumi spesso racchiusi all’interno di uno spazio immaginario circolare o ellittico, del quale ogni elemento della composizione riproduce gli andamenti, mettendone il rilievo la forza di un inarrestabile moto; una spazialità, quindi, senza inizio né fine che permette agli opposti di raggiungere l’armonia e l’unità compositiva, grazie ad una continuità strutturale priva di interruzioni, di esitazioni. A volte, invece, il soggetto viene inscritto all’interno di uno spazio triangolare, con il vertice rivolto verso l’alto; ciò che ne deriva non è più una figura roteante, come quella inserita nel cerchio, ma una figura più stabile; la piramide è infatti simbolo solido del fuoco che esce dalla terra.

Le donne di Bruno Lucchi  hanno ora una sensualità nuova, che tende a proporsi come mistero e a mantenere quindi, quell’alone magico, che da sempre caratterizza i suoi soggetti. Sono infatti figure che custodiscono un’ interiorità mai del tutto svelata, gelosamente protetta, dietro atteggiamenti che mettono in campo una sorta di fanciullesco pudore e nel contempo di matura coscienza di quella che è la loro intrinseca e insostituibile bellezza.  Sia le braccia che le gambe infatti, hanno nell’insieme compositivo il compito di chiudere la figura, di avvolgere il corpo, quasi di proteggerlo; le forme, che tanto catturano per la loro tensione plastica, nello stesso tempo si fanno le custodi dell’anima, di un’individuale interiorità che non deve essere del tutto svelata, ma solo intuita, percepita.

In queste ultime opere poi l’artista ha abbandonato la dimensione statica, quella che ha caratterizzato gli androgini dall’ impassibile ed enigmatica postura. Egli cerca un nuovo equilibrio che è fatto di instabilità. Perla, sebbene rappresenti il tutto, l’universo, la materia e lo spirito del mondo, ha anche la fragilità della vita, che non ha piedistalli,  che spesso rischia di rotolare, e che proprio per questo deve sapersi difendere. Il volto però, sebbene tradisca una dolcezza nuova, mantiene ancora tratti piuttosto marcati: se il corpo si è fatto emozione, lo sguardo è ancora vuoto; gli inesistenti occhi osservano senza essere visti e  comunicano una sorta di distacco dal mondo. Sono però sensazioni che vivono  all’interno di una massa plastica talmente coinvolgente che riesce a diffondere nello spazio d’osservazione l’intimità del calore umano. Questo perché il guardare oltre di Perla si identifica, prima di tutto, con il bisogno di cercare dentro di sè la propria identità per poterla poi proiettare fuori, in una dimensione altra, dove umano e divino diventano un’unica ragione e un’unica realtà. Bruno Lucchi, si incammina così verso una ricerca fatta di nuovi simboli, ricerca dettata, forse, dall’inconscia ribellione verso i canoni di bellezza di una contemporaneità che tanto toglie, o nega,  alla naturalezza e ciclicità dei corpi.

Marino Marini sostiene che la femminilità sta nella nostra natura, per cui l’immagine carnale e opulenta che spesso gli artisti hanno della donna si identifica con la consapevolezza di quanto insostituibile sia il contatto con un universo possente e per questo mai del tutto prendibile. Ecco perchè le figure di Bruno Lucchi, sebbene spesso  raggomitolate, compatte e all’apparenza ancorate alla terra, hanno una leggerezza che le fa levitare nello spazio; si muovono, girano e si avverte che tutta la loro plasticità, tutto il loro essere materia si concretizza poi in   una forte tensione emotiva e spirituale. E in questo si  può leggere un legame con il mito della dea madre, con quel  sentimento religioso  delle comunità preistoriche della Sardegna, dove la presenza femminile è percepita come unica custode della vita, del  mistero e della potenza del creato. Del mito Bruno Lucchi fa suo il messaggio, il significato più profondo, ma la composizione plastica si colloca all’interno di una concezione  contemporanea dell’operare artistico.

Ecco allora che il  corpo, non  più costretto in vesti anonime, o imprigionato sotto graffiati involucri, diventa il vero protagonista delle sculture di Bruno Lucchi; un corpo nudo, intensamente amabile, sia nella sua immanenza che trascendenza: una figurazione silente, introspettiva attraverso la quale prende forma un nuovo sentimento umano.

Riccarda Turrina